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politica e società

Articoli e considerazioni del nostro politologo Biagio Mannino su argomenti di attualità.

di Carlo Cremonesi

Nell'Unione Europea (28 Stati) risiedono regolarmente 38,6mln di stranieri, a fronte di 515mln di abitanti (fonte: Organizzazione Internazionale delle Migrazioni). In Italia sono 6mln gli stranieri regolari, a fronte di poco più di 60mln di abitanti (fonte: ISTAT). Nella U.E. poco meno di 995mila stranieri legali hanno richiesto ed ottenuto la cittadinanza della nazione europea ospitante (fonte: Eurostat, 2017 anno di riferimento). In Italia lo stesso provvedimento ha riguardato poco meno di 147mila persone (fonte: ISTAT, 2017).

di Carlo Cremonesi

L'Italia è stata ed è terra di migrazione. Ignorare questo semplice dato significa precludersi la comprensione di quanto accade oggi nel nostro paese. La nostra Storia, che si intreccia con quella europea e non solo, registra il passaggio da terra di rilevante emigrazione a terra di immigrazioni in un arco di tempo relativamente breve, con un'iniziale disattenzione a questa dinamica da parte sia della pubblica opinione sia delle istituzioni. Le migrazioni hanno, quindi, stratificato problemi sociali e politici abbastanza articolati, in particolare a partire dallo scorso secolo e a tutt'oggi non compiutamente composti. Nel primo ventennio milioni di persone emigrarono, in cerca di migliore fortuna, verso gli USA, l'Argentina e altri paesi del sudamerica. Nel secondo dopoguerra l'emigrazione si diresse, essenzialmente, verso la Francia, la Germania, il Belgio; nel contempo, la migrazione interna si indirizzò verso il nord industriale in grande e veloce sviluppo. Nel contesto postbellico mentre si avviano la ricostruzione del paese, la ripresa dell'economia, il riassetto istituzionale nei suoi vari livelli, la collocazione internazionale ed europea dell'Italia, si registrano i primi arrivi di profughi, sfollati ed ex-prigionieri, nonché di personale militare e civile americano nell'ambito degli accordi internazionali fra Stati dell'occidente.

di Anna Piccioni

La relazione del prof. Alberto Vannucci, docente di scienze politiche all'Università di Pisa e componente dell'Ufficio di Presidenza di Libera, tenutosi al Centro Veritas il 23 ottobre 2018, si è sviluppata su tre punti:

1) Cos'è la corruzione
2) perché fattore di ostacolo allo sviluppo in ogni sua forma
3) con quali strumenti affrontarla

di Ezio Giuricin

Un progetto per il futuro. Si avverte da tempo l’esigenza di proposte di ampio respiro, di una politica degna di questo nome per salvaguardare, rilanciare, riqualificare la presenza della nostra componente in Istria, Fiume e in Dalmazia.

A più di un settantennio dall’esodo e dagli sconvolgimenti che hanno lacerato profondamente le nostre terre, dopo anni di silenzio e rassegnazione, di tentativi di riscatto, di pericolosa assuefazione alla marginalità, stiamo rischiando di scomparire, di musealizzarci, di diventare un residuo, una testimonianza. Nonostante tutti gli sforzi profusi oggi ci troviamo in una situazione particolarmente difficile: la minoranza “rimasta” e il mondo degli esuli - due componenti della stessa comunità divise purtroppo dalla storia - stanno combattendo, con affanno, per “sopravvivere”. 

Ri-conoscersi attraverso il confronto nell’appartenenza ad un’unica civiltà di cui la cultura è il pilastro fondamentale

di Nelida Milani Kruljac

Abbiamo volontariamente deciso di avvicinarci gli uni agli altri per cercare di superare le distanze che ci dividono da un nostro possibile futuro comune, per creare ponti, condividere un’appartenenza più grande, costruire un futuro diverso rispetto ad un passato caratterizzato da idee e entità monolitiche e spesso contrapposte. È abbastanza evidente che viviamo oggi una crisi epocale, una fase di transizione faticosa da affrontare in  un mondo che è cambiato sotto i nostri occhi, ma è dentro questo spaesamento generale che la cultura può e deve riaffermare il suo ruolo di guida. Guardando al passato senza l’idea che vada per intero rinnegato e facendo i conti con un presente da analizzare e un futuro da decifrare e pensando finalmente voi come parte di noi, l’altera pars mea, per approdare a forme di collaborazione che superino l’atto occasionale di buona educazione.

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che cosa è e come funziona

di Carmen Palazzolo

Uno degli argomenti all'ordine del giorno da mesi in Italia è il reddito di cittadinanza ma, come spesso accade in questi casi, se ne parla scrive e discute dando per scontata la conoscenza dell'argomento, cosa quasi mai vera, almeno per quanto mi riguarda, e quindi cerco di saperne di più e ricorro ad internet dove, sul sito www.guidafico.it, trovo delle informazioni che mi sembrano esurienti e da cui traggo liberamente quanto segue:

Lettera aperta dell'Ordine dei Giornalisti Regionali

 “L’incondizionata libertà di stampa non può essere oggetto di insidie volte a fiaccarne la piena autonomia e a ridurre il ruolo del giornalismo”: parola di Sergio Mattarella, Presidente della Repubblica.

È tornata di attualità la proposta di abolire l’Ordine dei giornalisti. Facendo nostre le affermazioni del Capo dello Stato e in sintonia con gli argomenti espressi dal presidente dell’Ordine Nazionale Carlo Verna, i presidenti e i vice presidenti degli Ordini regionali dei giornalisti ribadiscono le ragioni ed i valori che hanno portato il Parlamento ad istituire l’Ordine dei giornalisti, in applicazione di un principio che trova fondamento nella nostra Costituzione. Cosa è in gioco? Non la difesa di un organismo corporativo. Ma innanzitutto il diritto dei cittadini ad essere correttamente informati. Difendiamo la necessità di un soggetto pubblico chiamato a tutelare i principi deontologici e a vigilare sul rispetto delle regole per garantire una informazione veritiera e di qualità. Non può esistere libertà di stampa senza responsabilità di stampa.

di Carlo Cremonesi

Non altro problema sembra oggi preoccupare realmente l'Italia se non quello della migrazione. Nella generale convinzione è una vera invasione che, peraltro, ha una sola origine: l'Africa! Ora, a parte la concreta dimensione del fenomeno, ch'è argomento a sé, a livello sociale si registra, di fatto, un uniforme argomentare intorno ad esso. Disinteresse per la condizione di questa massa di diseredati che approdano sulle nostre coste, senza nulla possedere se non quello che indossano. Noncuranza per le storie di questi uomini in fuga da miseria, guerre, persecuzioni, a reale rischio della propria vita. Disconoscenza della storia o, almeno, della realtà attuale dell'Africa. Da qui, nasce la paura per il nero straniero africano. Eppure, l'Africa è un continente lontano una spanna dall'Italia, è meta di turismo di ogni bandiera, è storicamente legato all'occidente, pur tuttavia l'interesse a saperne di più non è pari a quello riservato, ad esempio, per gli Stati europei o per l'America o, magari, per l'Asia.

di Giorgio Ledovini

L'articolo di Biagio Mannino tratteggia, a mio parere bene, il problema delle migrazioni da un punto di vista generale, anche se non ne evidenzia tutte le cause e gli aspetti geo-politici. Aggiungerei, ad esempio, che l'Africa è stata in passato è lo è tuttora pesantemente sfruttata da paesi europei ex colonialisti, con pochissimi aiuti di miglioramento politico/sociale/economico di quelle popolazioni.Oggi inoltre sta ponendo pesantemente la propria influenza sull'Africa anche la Cina. Un esempio su questo sfruttamento: il coltan, materiale raro che viene largamente utilizzato nei nostri telefonini, tablets ecc., viene scavato nelle miniere del Congo orientale con l'aiuto anche di bambini di 8-10 anni che sono costretti a lavorare 10-12 ore al giorno, in condizioni disumane, senza diritti né contratti, né regole di alcun genere.

di Biagio Mannino

Migrare è una caratteristica del genere umano. La storia, però, ci insegna come questo fenomeno sia stato, ed è, ricco di difficoltà e di ogni sorta di problema. Le cause delle migrazioni sono svariate: povertà, siccità, fuga da guerre e persecuzioni, costrizione a lasciare le proprie terre come effetto di particolari decisioni politiche, ma anche conseguenze legate ad accadimenti come terremoti, come cambiamenti climatici, ed anche perché, in determinate aree, c’è richiesta di risorse umane.

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