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che cosa è e come funziona

di Carmen Palazzolo

Uno degli argomenti all'ordine del giorno da mesi in Italia è il reddito di cittadinanza ma, come spesso accade in questi casi, se ne parla scrive e discute dando per scontata la conoscenza dell'argomento, cosa quasi mai vera, almeno per quanto mi riguarda, e quindi cerco di saperne di più e ricorro ad internet dove, sul sito www.guidafico.it, trovo delle informazioni che mi sembrano esurienti e da cui traggo liberamente quanto segue:

Il reddito di cittadinanza è un contributo economico che il Movimento 5Stelle intende destinare ai cittadini italiani che non raggiungono un reddito economico mensile pari a 780 euro che è, secondo l'ISTAT, la soglia di povertà al di sotto della quale una persona che vive da sola non ha il necessario per vivere. Tale soglia varia quindi a seconda dei membri della famiglia e degli eventuali piccoli redditi dei suoi membri,

perché la proposta di legge prevede pure l'integrazione di compensi lavorativi insufficienti. Le persone in queste condizioni, in Italia, sembrano essere 9 milioni.
La proposta stabilisce inoltre che la quota minima di compenso debba essere di 9 euro all'ora, il che è molto importante nella giungla dei compensi di cui si sente parlare.

I requisiti necessari per ottenere il reddito di cittadinanza sono:

  • avere più di 18 anni
  • avere un reddito da lavoro inferiore alla soglia di povertà in Italia, stabilita dall'ISTAT e certificata tramite ISEE, e cioè rientrare nel reddito ISEE a 7 /8mila euro
  • avere una pensione inferiore alla soglia di povertà
  • vi potranno accedere anche gli stranieri con almeno 10 anni di residenza in Italia
  • la durata massima del reddito di cittadinanza sarà di 3 anni
  • Inoltre biosogna iscriversi ai centri per l'impiego,
    prestare attività gratis per 8 ore alla settimana nel proprio Comune,
    accettare uno dei primi tre lavori che vengono proposti,
    partecipare a corsi di formazione e riqualificazione professionale.

Secondo il M5Stelle si tratta di uno strumento contro la povertà, la disuguaglianza e l'esclusione sociale di tutte le persone a rischio emarginazione nella società e nel mondo del lavoro. Il Movimento sta perciò lavorando per l'approvazione della legge e il suo inserimento nella nuova Legge di Bilanco, in modo che la sua applicazione pratica possa avvenire già dal marzo 2019.
La Ragionaria dello Stato ha però già bocciato il progetto perchè manca la sua copertura finanziaria, che si aggira intorno ai 16 / 20 miliardi di euro, che il M5Stelle intende trarre da gioco d'azzardo, banche, compagnie petrolifere, grandi ricchezze, tagliando finanziamenti per i giornali o per le spese per la politica.

Ma, cosa succede nel resto del mondo?
Secondo quotidiano.net

Il Regno Unito prevede l'"income support", concesso a chi non ha reddito (o ha reddito basso) e non lavora a tempo pieno. Il sostegno parte dalle 57,90 sterline a settimana - concesse a un single tra i 16 e i 24 anni - e arriva a 114,85 sterline per le coppie adulte. Molto ambizioso invece è il piano della Royal Society of Arts, secondo il quale tutti i britannici al di sotto dei 55 anni dovrebbero avere diritto a 10mila sterline (i pagamenti sarebbero di 5mila sterline per due anni). Il provvedimento verrebbe applicato in modo graduale, per arrivare con il tempo a diventare un reddito di cittadinanza. Per richiederlo non conterà il reddito disponibile ma sarà necessario spiegare come si intendono usare i soldi.

In Francia esiste dal 2009 il Revenu de solidarité active (Rsa),c che consente ai beneficiari di ottenere un reddito minimo (circa 550 euro) o un'integrazione di reddito. Per accedervi bisogna avere almeno 18 anni e risiedere in maniera stabile in Francia. Possono beneficiarne anche gli stranieri, se possiedono i requisiti necessari. La durata è illimitata fino a quando non si raggiunge il reddito minimo. Ma il presidente Emmanuel Macron, anche nel tentativo di ottenere il favore dell'elettorato più disagiato, ha appena lanciato un piano ambizioso di lotta alla povertà, all'interno del quale è previsto un "reddito universale di attività" che dal 2020 sarà accessibile anche a chi lavora ma non guadagna abbastanza da poter vivere in maniera decente.

In Germania, l'Arbeitslosengeld II è il sussidio mensile destinato a chi cerca un lavoro o ha un salario molto basso (quasi nullatenente). Il potenziale beneficiario deve dare conto di tutte le sue proprietà e addirittura è obbligato a chiudere eventuali polizze vita. Lo Stato garantisce l'assistenza al soggetto, che deve però assumere l'impegno di cercare un nuovo lavoro: vanno documentate tra le 5 e le 15 ricerche di lavoro al mese. Il sussidio oscilla attorno ai 400 euro e prevede somme supplementari se in famiglia sono presenti figli.

Nel Nord: Uno dei meccanismi più particolari è quello adottato dalla Finlandia. Il governo di Helsinki offre infatti un reddito garantito di 560 euro mensili a 2mila cittadini disoccupati. La soluzione punta a ridurre la povertà, ad aumentare il tasso di occupati e a tagliare le lungaggini burocratiche. I disoccupati non dovranno fornire giustificazioni sul modo in cui spenderanno i soldi. E il salario base viene mantenuto anche nel caso in cui il beneficiario trovi un lavoro. Invece in Danimarca, patria del welfare, uno dei principi cardine è il cosiddetto "kontanthjælp", forma di assistenza destinata a chi non è in grado di provvedere al proprio sostentamento. La cifra, adeguata all'elevato costo della vita, può partire dall'equivalente di 1.300-1.400 euro al mese. Il beneficiario, oltre a iscriversi alle liste di disoccupazione, deve partecipare a corsi e tirocini per il reinserimento nel mercato del lavoro.

Un aiuto alle persone in disagiate condizioni economiche esiste quindi ovunque, da anni; perché in Italia si fa tanta vita?

Perché, se sono le Banche a essere in crisi, la copertura finanziaria si trova e per le persone in crisi no?

 

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