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storia

Articoli che raccontano le vicende delle nostre terre, a volte travagliate e controverse, a volte affascinanti e poco note.

di Carmen Palazzolo

Ricorre quest’anno il 160esimo anniversario della votazione, nella quale la Dieta istriana rispose “Nessuno”, argomento sconosciuto ai più in Italia, anche agli esuli istriani.

La storia dell’evento non è però sconosciuta agli studiosi, è stato infatti l’argomento del convegno scientifico internazionale, curato dalla Società storica istriana nel 2011 e del Convegno scientifico on line, che si è tenuto in occasione del Giorno del ricordo 2021 nella Sala Cuoi di Palazzo Ferro Fini, sede del Consiglio regionale del Veneto.
Vediamo dunque di spiegare di che cosa si tratta.

Presentiamo un commento/approfondimento della dott.ssa Patrizia Lucchi Vedaldi inerente la mostra “A ferro e fuoco…” nella convinzione che, anche se scomoda, anche questa parte della nostra storia nazionale vada conosciuta e quindi diffusa. Sono passati 80 anni da quei fatti e alla dittatura fascista è subentrata la democrazia, che dovrebbe contribuire alla formazione di una identità nazionale matura e – come ha affermato il prof. Pupo nella presentazione della mostra - “se un’identità è matura, non ha paura del buio. E allora, anche i passi difficili, anche il riconoscimento, l’assunzione di responsabilità, ed anche la vergogna, possono aiutare a crescere verso una cittadinanza comune europea.

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di Carmen Palazzolo

A FERRO E FUOCO - Mostra virtuale sull’occupazione italiana della Jugoslavia del 1941/1943

La mostra è stata inaugurata martedì, 6 aprile 2021, data dell'80° anniversario dell'attacco italo-tedesco alla Jugoslavia. L'esposizione è stata curata dal prof. Raoul Pupo, docente di Storia contemporanea del Dipartimento di Scienze Politiche e Sociali - Dispes dell'Università di Trieste, che l'ha realizzata assieme all'Istituto nazionale Parri ed all'Istituto regionale per la storia della resistenza e dell'età contemporanea nel Friuli Venezia Giulia.

Pubblichiamo lo scritto di Isabella Flego sulla tragedia mineraria di Arsia, che accadde il 28 febbraio 1940 e che lei, figlia di minatori del luogo, ricorda con realismo e, nonostante la ricorrenza sia triste, un tocco poetico che le è proprio.

Tristi ricordi

 

Testo di Silva Bon

Il dissolvimento delle Comunità ebraiche del Nord Est negli anni 1938 – 1945 viene avviato dalla promulgazione delle leggi razziste fasciste, volute da Mussolini.

Messi di fronte ad ostacoli gravi rispetto alla possibilità di condurre un’esistenza “normale”, agli impedimenti opposti alla loro vita lavorativa, alla chiusura della carriera scolastica dei figli, resi insomma cittadini di serie B, emarginati in un “ghetto” sociale, colpiti duramente sul piano economico, molti membri delle Comunità si allontanano dalle città e dalle terre della “Decima Regio” già alla fine del 1938 e nei primi mesi del 1939.

di Giorgio Ledovini

Recentemente si è tenuto a Trieste un convegno di studi sull' Acquedotto Istriano, organizzato dall'Associazione delle Comunità Istriane, cui hanno partecipato studiosi residenti in Istria.

Non intendo fare con questo scritto tanto una recensione del convegno, forse un po' sottotono rispetto a quello che l'argomento poteva offrire, quanto cogliere l'opportunità di fare una piccola relazione su quest'opera che mi ha sempre affascinato, sia per le sue caratteristiche tecniche che per l'importanza che ha avuto nella storia dell'Istria del secolo scorso. Essa è sicuramente la più importante fatta dall'Italia in Istria tra le due guerre mondiali, poiché non era volta solamente al soddisfacimento di un'esigenza primaria della popolazione, ma anche a dare linfa vitale per lo sviluppo economico del territorio, principalmente nel campo agricolo.

(Foiba di Villa Surani 4/5 ottobre 1943)

Di Patrizia Lucchi Vedaldi

Saggio pubblicato  - con il Patrocinio della Società Dalmata di Storia Patria-Venezia - nel n. 8 dei "Quaderni di Opinioni Nuove Notizie", a cura  dal prof. Sandro Gherro.

Prima di iniziare la presentazione, ricordo che quest’anno si celebra il centenario della nascita di Norma Cossetto e che proprio in questi giorni il Comitato Dieci Febbraio ne onora il settantasettesimo della morte con un’iniziativa che vede una partecipazione nazionale e internazionale intitolata ‘Una rosa per Norma’. 

L’‘Associazione civica Lido Pellestrina’ intendeva aderire, ma le troppo recenti elezioni comunali non hanno consentito di coinvolgere la nuova Amministrazione. 

Come Associazione lo abbiamo fatto in forma privata, postando oggi 5 ottobre su You Tube la presentazione, nel rispetto del distanziamento sociale dovuto alle disposizioni atte a combattere il coronavirus. 

di Giorgio Ledovini, profugo da Sicciole di Pirano

Si parla molto sui media di oggi del problema della frequenza delle scuole di tutti gli ordini nell'imminente inizio dell'anno scolastico. L'argomento è d'attualità a causa dei condizionamenti della pandemia sulla nostra vita individuale e sociale, che non possono escludere una parte importante come quella dell'educazione. Nei media vengono di solito messi in primo piano gli aspetti politici; articoli si chiedono quali potrebbero essere le conseguenze umane e sociali negli allievi, particolarmente i più giovani, in conseguenza di una modifica dei mezzi e metodi di insegnamento. Ed è una giusta preoccupazione.

di Carmen Palazzolo

È l’agosto del 2020 e sono a Puntacroce, il villaggio dell’isola di Cherso nel quale sono nata e da cui  sono partita con mia madre e mia sorella nel 1947 per andare esule in Italia. Da allora, a partire dal 1967, sono ritornata qui molte volte ma non con continuità. Questa volta soggiornerò in un appartamentino di una nuova grande casa, appena costruita all’inizio del paese sulla strada proveniente da Ossero. Oltre che essere nuovissimo e splendente di pulizia, quest’alloggio è dotato di ogni moderna comodità dai fornelli con piani di cottura in vetroceramica all’aria condizionata e ad internet.

di Carmen Palazzolo Debianchi

Ricorre quest’anno il centenario dell’impresa dannunziana di Fiume che, in pochissime parole, si può riassumere nella partenza da Ronchi per Fiume, nella notte fra l’11 e il 12 settembre 1919, di Gabriele D’Annunzio, alla testa di un gruppo di circa 2600 legionari per consegnare all’Italia la città, che una suddivisione a loro parere ingiusta del territorio alla Conferenza della Pace di Parigi aveva assegnato al neonato Regno dei Serbi Croati e Sloveni mentre il 60 % della popolazione era italiano. Da quest’evento Ronchi trasse l’aggiunta “dei Legionari”, che attualmente appartiene alla sua denominazione.

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