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dei liberi pensatori

è un volume a fumetti con testi di Emanuele Merlino e disegni di Beniamino Delvecchio, che il quotidiano "Il Giornale" ha offerto in edicola come suo allegato il 10 febbraio 2018 per celebrare il Giorno del Ricordo delle Foibe e dell'Esodo ricordando Norma Cossetto 75 anni dopo il suo martirio.

Il volume è stato presentato in anteprima alla Camera dei Deputati proprio nel quadro delle celebrazioni per il Giorno del Ricordo 2018 e, a seguire, in tutta Italia. È stato presentato con grande pompa anche a Trieste nella sede dall'Associazione dell'Associazione delle Comunità Istriane perché una delle Comunità ad essa aderenti è quella di Visinada S. Domenica, luogo di nascita di Norma Cossetto. L'evento è stato organizzato in collaborato col Comitato di Trieste delll'anvgd, il Libero Comune di Pola in Esilio e la Lega Nazionale, presenti i presidenti di tutti i suddetti sodalizi, il sindaco della città Robero Dipiazza e numerosi politici oltre a un foltissimo pubblico. 

 

Pare si voglia presentarlo e o fornnirlo anche alle scuole ma non è stato ,specificato di quale ordine. Il mezzo di comunicazione adottato, il fumetto, lo rende effettivamente adatto alla comunicazione ai ragazzi e, perché no? alle persone che non amano le letture impegnative ma

qual è, il suo valore culturale?

Secondo me, il titolo Foiba rossa è provocatorio. 

Il martirio di Norma Cossetto, senza per questo sminuirlo, ha il giusto significato se inserito nella storia romano-veneta-italiana dell'Istria e se essa è considerata rappresentante e simbolo di tutte le donne seviziate e stuprate durante l'occupazione jugoslava dell'Istria perché, se ricordiamo solo lei, manchiamo di rispetto alle tante altre sconosciute, senza nome, che subirono il medesimo martirio. 

Il racconto, illustrato con bei disegni, parte dalla finzione della discussione all'Università di Padova della tesi di laurea, intitolata Terra rossa, che la Cossetto stava preparando quando fu arrestata, per poi passare alla storia della sua vita dall'infanzia alla terribile fine. Corretta e sufficiente è, a quanto ne so, questa storia mentre trovo carente il quadro storico in cui si inserisce anche tenendo conto del mezzo adottato, il fumetto, che costringe a un'estrema sintesi linguistica, e che ritengo avrebbe potuto essere usata in maniera migliore e più appropriata. Questa carenza si è cercato di compensarla con della note, non però inserite a fine pagina ma a fine racconto, dove non credo che un lettore di fumetti andrà a cercarle. Infine, in postfazione, e proprio l'ultima delle ben 6 postfazioni, c'è la vera e propria storia dell'esodo di Lorenzo Salimbeni. Per Salimbeni le vittime delle foibe venivano condotte sul ciglio della voragine legate a due a due ma solo uno dei prigionieri veniva ucciso così da trascinare nella caduta il compagno ancora vivo... so che si dice che fu così ma chi ci dice che avvenisse sempre in questo modo? Gli aguzzini e gli evntuali testimoni non tennero certo i verbali delle esecuzioni e le vittime sono morte e non possono parlare. E, nelle città del litorale istriano e dalmato– continua Salimbeni – le vittime venivano gettate in mare con una pietra legata al collo. Sembra infine che tutti gli esuli siano stati trasportati, affamati e assetati, in carri bestiame verso campi di accoglienza sparsi per tutta Italia. Na deriva che la correttezza storica mi sembra in alcuni punti un po' inficiata da una presentazione di tipo manicheo: tutto bianco o nero mentre la realtà fu molto più sfumata.

Per concludere, non consegnerei il volume agli studenti, specie ai più piccoli, senza un adeguato commento anche per la presenza di un'immagine inadeguata ad essi della povera Cossetto. 

Carmen Palazzolo

 



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