recensione di Anna Piccioni
Il rifugio dei sogni può essere un luogo fisico,ma anche un luogo metafisico, quella parte più interna del nostro animo dove custodiamo i nostri segreti e anche le nostre sofferenze, la vita. In questo romanzo il rifugio è declinato in ambedue le definizioni. È una casa tra le montagne dove gli oggetti rimandano a ricordi del passato che risvegliano quella malinconia, quel languore di cose passate; un luogo in cui ritrovarsi per ricomporre la propria vita.
È il luogo dell'anima quando incominciamo a raccontare il nostro vissuto. Il romanzo si snoda tra Trieste, un paesino delle Dolomiti, l'Austria e l'Irlanda e intreccia le storie di due donne sconosciute tra loro ma che un caso fortuito del destino fa incontrare e costringere a convivere: Vera, quarantaseienne e Aglaia, più che settantenne: due diverse generazioni. Niente le accomuna se non quella casa tra i monti che per Aglaia rappresenta la sua giovinezza rallegrata e confortata da nonna Rachele, sempre pronta a consolare e a dare giusti consigli.
Per Vera quella casa è una opportunità per isolarsi e preparare la sua tesi e metter ordine nella sua vita. Le due donne intrecceranno i loro ricordi, mettendo in luce quanto siano cambiati i comportamenti e quali libertà si sono conquistate da una generazione all'altra. Quello che rimane costante in ogni generazione è il rapporto con l'amore. Gli uomini che Vera e Aglaia hanno incontrato nella loro vita non sono stati determinanti, ma forse per Vera...
Giuli Ida Pezzetta Il rifugio dei sogni Albatros edizioni

