recensione di Anna Piccioni
Una lettura che lascia un senso di malinconia, ma allo stesso tempo rafforza la convinzione che nel dolore più grande, la perdita di un giovane marito col corpo straziato da un orribile incidente in moto e la conseguente morte della creatura che Amande, la protagonista, portava in grembo. sia possibile trovare la strada per uscire da un dolore senza fine.
Sarà possibile uscire dall'incubo della tragedia grazie agli affetti che la circondano; grazie alla scoperta di un nuovo mondo, una nuova realtà per cui vale la pena ricominciare. Il lettore si sentirà vicino alla protagonista seguendo passo a passo il suo cammino .
La giovane scrittrice francese Melissa da Costa si presenta al pubblico italiano con questo romanzo che conquista, prima di tutto per la freschezza dello stile e per un ritmo ascendente. C'è una giovane donna, appena trentenne; c'è un doppio lutto; c'è la lacerazione interiore; c'è una casa in aperta campagna nell'Auvergne; c'è un orto, da qualche anno abbandonato; ci sono alberi:un melo, un salice piangente, un pino. Alberi che sembrano travasare nell'animo sconvolto di Amande la loro linfa vitale. Ma soprattutto ci sono i calendari di Madame Lucie, un'eredità preziosa per Amande, da cui imparerà ad amare la Natura di cui si prenderà cura.
Mélissa da Costa I quaderni botanici di Madame Lucie - edizioni BUR Rizzoli

