recensione di Anna Piccioni
Quando Giuliana Cadelli presenta questo suo ultimo saggio dopo Le Trasgressive e Afrodite, dice che ha sempre l'impressione che le figure mitologiche di cui parla le stiano vicino,quasi si materializzano; ecco la stessa impressione è provata dal lettore. Il merito della scrittrice grecista è proprio di dare vita reale a figure di donne che abbiamo conosciuto attraverso i poemi epici, gli scrittori classici, la mitologia greca.
Quando si leggono le storie dei personaggi femminili che il mito ha relegato a figure mostruose, vedi Medusa, o ammagliatrici, come Circe o Calipso sempre in un ruolo negativo, perverso quasi demoniaco come le Sirene, o le Arpie,e le Furie, attraverso il racconto della Cadelli che va all'origine delle loro storie diventano figure reali, vittime del potere degli uomini.
Il mito come tutte le leggende o fiabe ha una profonda radice nella realtà; il mito è scritto dagli uomini che devono dimostrare la loro supremazia,il loro dominio sulla donna, ma in realtà manifestano solamente la loro paura verso creature che non riescono a capire quindi le segregano in ruoli negativi, infernali e a tutti i costi vogliono sottomettere quasi sempre con la violenza o sperando nell'oblio della Storia.
L'intento del lavoro dell'autrice è andare a cercare quando e dove è iniziata la sottomissione della donna, quando e dove e perché l'Umanità e la Storia hanno cominciato a segregare , a umiliare quella parte che sembra non avere nessun diritto ad essere protagonista.
La polis è il centro del potere e dell'ordine maschile, Le donne che vivono nella polis devono stare alle leggi fatte dagli uomini, altrimenti sono cacciate; ma fuori della polis le donne costruiscono la loro società, le loro regole dimostrando la loro intelligenza e la loro forza. Ma anche cacciate gli Dei rendono difficile la loro vita.
Non resta che il loro canto, l'arma più potente che hanno e che terrorizza.
Giuliana Cadelli Mirabili Creature D'amore, di Mare, Di Morte - Battello Editore

