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di Carmen Palazzolo

Lunedì, 25 febbraio 2019, con la conferenza dello storico Diego Redivo su “L’esodo giuliano-dalmata: cause remote prossime occasionali”, l’Associazione delle  Comunità Istriane di Trieste ha concluso il ciclo delle celebrazioni del Giorno del Ricordo delle Foibe e dell’esodo 2019, anche se – come precisa Carmen Palazzolo nel presentare l’evento – per il sodalizio il ricordo non si esprime solo nel mese di febbraio, perché tutte le sue attività culturali hanno per oggetto l’esodo e la sua storia e, in senso più lato, quella del confine orientale d’Italia.

L’esodo – continua Palazzolo - la maggior parte dei presenti l’ha vissuto e quindi sa che cos’è, è  una sua esperienza personale, oggi sentiremo qual è sull’argomento l’opinione dello storico, che di esso ha una conoscenza oggettiva e globale, della quale è stato invitato a parlare Diego Redivo.

Prima di dargli la parola la Palazzolo ne presenta la figura.

Diego Redivo è laureato in storia contemporanea e dottore di ricerca in “Geostoria e geoeconomia delle regioni di confine”; fino al 2010 è stato assistente all’Università di Trieste e di Udine. Attualmente è segretario del Comitato di Trieste e Gorizia dell’Istituto per la Storia del Risorgimento Italiano, operatore didattico presso il Museo del Risorgimento di Trieste, la Foiba di Basovizza e la Risiera di San Sabba (in  cui fa parte pure della Commissione scientifica). Si occupa inoltre di questioni storiche riguardanti l'idea di nazione e i conflitti nazionalistici, il Risorgimento, il rapporto tra musica e storia e tra sport e nazione. Collabora con l’Università Popolare di Trieste e con il Centro di Ricerche Storiche di Rovigno (CRO). Dal 1993 in poi, è stato relatore in molteplici appuntamenti culturali, convegni storici e corsi di aggiornamento per insegnanti in Italia, Slovenia, Croazia e Francia.

È autore di vari saggi e libri tra cui Ruggero Timeus. La via imperialista dell’irredentismo triestino, Italo Svevo, 1996; Bibliografia di Bruno Maier, C.C.A, 2003; Le trincee della Nazione: cultura e politica della Lega Nazionale (1891-2004), Lega Nazionale, 2004; Lo sviluppo della coscienza nazionale nella Venezia Giulia, Del Bianco, 2012; Ottant’anni di Penne Nere a Trieste: l’ultimo decennio (1992-2002), Associazione Nazionale Alpini, sezione Guido Corsi di Trieste, TV 2002; Novant’anni di Penne Nere a Trieste: l’ultimo decennio (2002-2012), Associazione Nazionale Alpini, sezione Guido Corsi di Trieste, 2012; Un’altra Italia: Fiume 1724-1924 (a cura di) Lega Nazionale & Centro Ricerche Storiche di Rovigno, 2018.

Siamo contenti di averlo fra noi – conclude la Palazzolo - e onorati che abbia accettato di diventare il consulente storico dell’Associazione. 

In più di un’ora Diego Redivo, partendo da molto lontano dall’evento esodo giuliano-dalmata,  offre all’uditorio un’ampia panoramica dei fatti che l’hanno preceduto e provocato, facendo diversi collegamenti, com’è sua consuetudine, con la vita odierna e in particolare con lo sport, cosa che trovo sempre estremamente interessante perché a mio avviso attualizza in certo qual modo il passato e lo rende più comprensibile. Egli si sofferma più volte sulle cause occasionali degli eventi storici, per ribadire il concetto che contano poco anche se vengono citate come scatenanti di un fatto. Così come causa dello scoppio della prima guerra mondiale viene di solito portato l’attentato all’arciduca d’Austria Francesco Ferdinando, ma questa non fu altro che la classica goccia che fa traboccare il vaso, perché le vere cause vanno ricercate nell’imperialismo e nello sviluppo, negli stati soggetti all’Austria, della coscienza nazionale. 

Redivo ricorda che l’Istria e parte della Dalmazia fecero parte dell’impero di Roma, che vi portò la sua civiltà ed è a quel tempo che risale l’inizio della plurimillenaria cultura italica di quelle terre. Venne poi la calata degli slavi, sospinti verso le coste dall’avanzata dei turchi e chiamati dalla Repubblica di Venezia per ripopolare il territorio spopolato da guerre, invasioni piratesche, pestilenze, carestie e lavorare i campi. Il loro insediamento fu dunque prevalentemente campagnolo. Il primo documento che ne attesta la presenza è il Placito del Risano, che consiste in una sorta di verbale della riunione tenutasi nell’804 in una località presso la foce del fiume Risano, vicino a Capodistria, tra i messi imperiali ed i rappresentanti delle sedi vescovili di Capodistria, Pola, Parenzo, Cittanova d'Istria e Pedena e dei "castella" di Albona, Montona, Pinguente, Pirano, Rovigno ed Umago  
per protestare contro le angherie perpetrate dal duca franco Giovanni II e,  fra l’altro, anche per l’impiego degli slavi nei lavori dei campi. 

Questa presenza degli slavi in Istria e Damazia induce ad una forma di antagonismo fra la civiltà italica e quella slavo-balcanica assieme al tentativo di conquista da parte degli slavi delle città, che sono la sede in cui  affluiscono i prodotti dei campi, si sviluppano i commerci terrestri e marittimi, si produce ricchezza. Con la fine della seconda guerra mondiale e l’occupazione da parte della Jugoslavia dell’Istria e di tutta la Dalmazia, si può dunque concludere che la popolazione slava ha raggiunto l’obiettivo della conquista delle città. La situazione attuale è pertanto, secondo Redivo, stabile. Tutti gli eventi accaduti fra la calata degli slavi e il loro attuale insediamento territoriale, dalla prima guerra mondiale alla seconda, a quella degli anni 90, che indusse la dissoluzione della Jugoslavia, non sono state altro che degli antefatti, una preparazione della situazione attuale.

Un discorso a parte meritano l’esodo giuliano-dalmata, il negazionismo, la posizione della Slovenia e quella della città di Trieste.

L’esodo giuliano-dalmata, nel rispetto di tutti i tragici eventi storici, non è come la shoah. Quest’ultima, per il numero delle vittime, il coinvolgimento territoriale e l’obiettivo di eliminazione della razza ebraica che si proponeva, è  considerata un evento di importanza mondiale, è infatti reato il negarla. Non è invece un reato negare l’esodo giuliano dalmata, che si può solo condannare moralmente in quanto considerato un fattore locale. Per quanto riguarda invece la Slovenia, essa è una nazione importante per Trieste, alla quale è vicina e con la quale esistono continui scambi. Essa, secondo Redivo, sembra avere una certa tendenza al vittimismo ma in realtà ha dimostrato di saper fare delle scelte politiche sicure, com’è documentato, ad esempio,  anche dal fatto che fu la prima delle nazioni componenti l’ex Jugoslavia a dichiarare la propria indipendenza. E Trieste? è una città europea con vocazione europeista, sostiene Redivo, che la  posizione territoriale fa un centro di politica internazionale.

 

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