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Il volume “potere popolare” in Istria (1945-1953), di Orietta Moscarda Oblak, edito dal Centro di Ricerche Storiche di Rovigno per la sua collana di Monografie, di oltre 420 pagine, è il risultato della tesi di dottorato in Scienze umanistiche, conseguito all’Università di Trieste, dalla sua autrice.

Il libro è stato presentato dal prof. Raoul Pupo dell'Università degli Studi di Trieste, venerdì 2 dicembre alla Comunità degli Italiani di Rovigno. Egli ha messo in evidenza il valore dell’opera, che colma una lacuna e costituisce una svolta nel campo della ricerca storiografica.

Al suo intervento ha fatto seguito l’allocuzione dell’autrice, a cui – oltre che alla lettura dell'opera - questa recensione di è ispirata. La finalità della ricerca confluita nel volume – ha detto la Moscarda - è stata quella di studiare la costruzione del “potere popolare” da parte del nascente regime comunista jugoslavo in una realtà come quella istriana nel periodo che va dal 1945 al 1953, che era caratterizzato da realtà profondamente diverse, con proprie caratteristiche politiche, nazionali, economiche e sociali, maturate nel corso dell’800 e del ’900, che resero difficile l’instaurazione di un nuovo potere. Questo, nonostante mostrasse un’immagine fortemente internazionalista, si presentava con finalità annessionistiche che si ponevano in piena continuità con le rivendicazioni classiche dei movimenti nazionali sloveno e croato.

Per la complessità della storia istriana di quel periodo il territorio della ricerca è stato quindi limitato a quella parte dell’Istria che attualmente appartiene alla Repubblica di Croazia ad esclusione della zona di Buie – la quale nel 1947 con il Trattato di pace avrebbe costituito la Zona B del Territorio Libero di Trieste e soltanto nel 1954, con il Memorandum d’Intesa, sarebbe stata definitivamente integrata nella Jugoslavia, ovvero nella Croazia di oggi – e di Pola, che dal 1945-1947 venne amministrata dagli angloamericani, per poi passare alla Jugoslavia. Per spiegare come è avvenuta la costruzione del potere popolare nel periodo e sul territorio prescelti, l'autrice ha rivolto l’attenzione al complesso dei cambiamenti politici, sociali ed economici introdotti nell’area istriana con il passaggio all’amministrazione jugoslava, che coincise con l’instaurazione e l’organizzazione di un nuovo potere politico e civile, che è stato evidenziato attraverso all’esame di alcuni importanti centri del potere jugoslavo come l'esercito, la polizia segreta, il partito, allo scopo di coglierne le caratteristiche principali e di proporre un quadro d’assieme circa la politica attuata nei confronti della popolazione istriana, sia quella italiana che quella croata, nel periodo considerato.

La ricerca ha potuto effettuarsi grazie alla recente possibilità di accesso a un ampio repertorio di fonti archivistiche quali gli Archivi di Stato di Pisino e di Zagabria, il fondo relativo all’organismo regionale del partito comunista croato/jugoslavo (Comitato regionale del PCC per l’Istria), quello della Presidenza del Governo della RP di Croazia e tanti altri.
L'enorme massa di materiale raccolto è stata poi suddivisa in quattro capitoli: La presa del potere, Il nuovo ordine, Il potere civile: organizzazione e autorità, Consolidamento e omologazione politica e nazionale (1948-1953), ciascuno a sua volta adeguatamente suddiviso in sottocapitoli.

Sulla sovracopertina del volume è riprodotto un disegno in bianco e nero degli anni ’50, di Bruno Mascarelli, che ritrae due giovani sorridenti con tutta la simbologia e i motivi patriottici di quel periodo, mentre sulla IV pagina di copertina è riprodotta un’altra fotografia in bianco e nero che ritrae lo slogan propagandistico del dopoguerra “Morte al fascismo - Libertà ai popoli”, che si è conservato fino ai nostri giorni sulle facciate di qualche casa.

Le due immagini racchiudono brillantemente una delle tematiche presentate nel volume, ovvero il divario tra gli ideali di quel potere popolare e di quella fratellanza italo-slava e la realtà, che in nome della costruzione di una società migliore portò allo svuotamento e all’abbandono di interi paesi e alla “semplificazione” etnica dell’Istria.

Carmen Palazzolo

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