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Cherso, isola delle chiese è il titolo dell'ultimo volume scritto da Luigi Tomaz, risultato sicuramente di anni di accurate ricerche. Ancora una volta argomento del libro – senza tener conto degli articoli - è la sua amata Cherso,

dopo Le chiese minori di Cherso, S. Nicolò di Faresina, Cherso - antiche tradizioni del mare e dei monti narrate da Nini Rossi, Ossero e Cherso nei secoli prima di Venezia, Mura torri porte della Magnifica Comunità di Cherso, La Galìa chersana, Francesco Patrizio da Cherso, La Magnifica Comunità di Cherso - comune autonomo nel golfo di S. Marco.

Dopo qualche accenno storico-architettonico alle chiese maggiori dell'isola, e cioè alla cattedrale di Ossero e al duomo, alla chiesa dei frati e al convento delle monache di Cherso, egli si addentra nella descrizione delle numerosissime chiesette e sacelli dell'isola, ed è questa – a mio avviso – la parte più interessante del volume perché – come lui stesso afferma – "Un discorso organico sulle chiesette chersine non si è ancora mai fatto". Esse sono sorte – secondo Tomaz – contemporaneamente alle chiese maggiori, se si esclude la cattedrale di Ossero, e sono databili al XIV / XV secolo. Lo stile è prevalentemente gotico. "Arrivato a Cherso dall'Europa o espressione artistica del posto?" Tomaz propende per la seconda soluzione perché "...nella sua forma primordiale, assolutamente semplice e funzionale in cui il gotico si presenta nelle chiesette chersine, dimostra di trovarsi qui a casa propria, quasi prodotto di filiazione spontanea della petraia che costituisce e ammanta l'isola", perchè sono costruite col materiale reperibile sul posto, cioè le pietre, che ne costituiscono anche i tetti. Numerose sono quelle aderenti alle mura di Cherso, appena fuori dalla loro cerchia, come una sorta di avamposto religioso accanto ai bastioni difensivi civili. Ma esse sono sparse per tutta l'isola e sembra logico pensare che siano state costruite con precise finalità e funzioni come il riposo e la preghiera per gli zappatori, i vendemmiatori, i raccoglitori di olive, fichi e legna. Ci sono poi le cappelle gentilizie.

La loro struttura è semplice, essenziale, a forma pentagonale all'esterno e semicircolare voltata a catino all'interno. Le correda un campanile a vela e successivamente, a volte, un avamposto.

Alle sintetiche ma precise descrizioni iniziali, che costituiscono solo 37 delle 370 pagine del volume, seguono i caratteristici disegni di Tomaz, che costituiscono il vero corpo del libro. In questa parte prima le chiese maggiori dell'isola e poi le chiesette e spesso anche le singole parti delle une e delle altre, come i campanili, gli avamposti, le facciate, vengono confrontate con quelle di altri luoghi dell'Istria e d'Italia. Di ognuno di questi edifici religiosi è disegnata la pianta, l'esterno da più prospettive e sue parti, le parti significative dell'interno.

È un libro da guardare più che da leggere.

 

Carmen Palazzolo

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