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Mercoledì, 4 ottobre 2017, come tutti gli anni, a Trieste, è stato commemorato il martirio di Norma Cossetto di fronte alla stele dello scultore Antonio Volpicelli, a lei dedicata, nel rione di Baiamonti, cioè in mezzo alla sua gente, perché il monumento è stato eretto fra le case costruite per gli esuli giuliano-dalmati e da essi abitate.

 

Norma nasce in Istria, a S. Domenica di Visinada, il 16 maggio 1920 da una famiglia di agiati possidenti terrieri. Il padre, oltre ad amministrare i beni della famiglia, aveva ricoperto diverse cariche come quella di podestà del paese, dirigente del Partito Nazionale fascista, commissario governativo delle Casse Rurali dell'Istria. Dopo la quinta classe elementare, Norma viene inviata a completare gli studi in un collegio. Conseguita brillantemente la maturità classica al Regio Liceo Vittorio Emanuele III di Gorizia, si iscrive alla Facoltà di Lettere e Filosofia dell'Università di Padova. Durante gli studi universitari viene spesso chiamata a fare qualche supplenza. Nel 1943, stava girando in bicicletta per i paesi dell'Istria per eseguire una ricerca negli archivi dei loro municipi e canoniche per la sua tesi di laurea col geografo Arrigo Lorenzi, intitolata Istria Rossa.  Ma il 26 settembre, una domenica, fu arrestata da un giovane in motocicletta, che conosceva, e che le chiese se poteva andare con lui perché al comando desideravano parlare con lei per informazioni. Senza alcun timore, ella salì in motocicletta dietro a lui. Fu portata nell'ex caserma dei Carabinieri di Visignano e invitata a collaborare col movimento partigiano. Rifiutò ma fu liberata perché tra quei guardiani improvvisati c'era qualcuno che conosceva. 

Ci si domanda come mai, dopo questo arresto, ella non sia fuggita dal paese ma, secondo la sorella Licia - di tre anni più giovane e che della sua memoria fece finché visse la sua missione – dice che in quei giorni era impossibile lasciare il paese perché «i partigiani comunisti stazionavano fin sotto la loro casa e le strade, notte e giorno, erano covi di traditori e di spie». 

Il giorno successivo al primo arresto, il 27 settembre, Norma fu arrestata di nuovo assieme a numerosi parenti e conoscenti; furono portati tutti nell'ex caserma delle Guardie di Finanza di Parenzo. Qui la raggiunse la sorella Licia, che tentò invano di farla rilasciare.

Un paio di giorni dopo i tedeschi occuparono Visinada e i partigiani, sentendosi minacciati, in nottata, trasferirono tutti i prigionieri nella scuola di Antignana,  trasformata in prigione. 

Ad Antignana Norma fu separata dagli altri prigionieri e sottoposta per giorni a ripetute sevizie e stupri da parte dei suoi carcerieri. Una donna, residente in un edificio antistante la scuola,  riferì in seguito di essersi avvicinata alle finestre dell'edificio scolastico per identificare la fonte dei lamenti e delle richieste di aiuto sentite durante la notte. Qui avrebbe visto Norma, legata ad un tavolo dai suoi aguzzini, venire ancora violentata, a turno.

Nella notte tra il 4 e 5 ottobre Norma e gli altri prigionieri, legati col fil di ferro, furono costretti a spostarsi a piedi fino a Villa Surani. Qui, forse ancora vivi, furono gettati nella foiba  lì vicina. Pare che Norma e le altre donne, prima di essere uccise, fossero state nuovamente sottoposte a violenze.

Il 10 dicembre 1943, 67 giorni dopo l'infoibamento, il maresciallo Arnaldo Harzarich, disceso nella foiba di Villa Surani per recuperare le povere salme lì fatte precipitare, così descrisse l'operazione nel suo verbale: «Sceso nella voragine, dopo molte fatiche e grande pericolo per il continuo franare di terra e massi dalle pareti, fui scosso, alla luce violenta della mia lampada, da una visione irreale. Stava per terra, con la testa appoggiata a un masso e con le braccia stese lungo i fianchi, quasi in riposo, nuda, una giovane donna. Era Norma Cossetto... quando io recuperai la salma non era per niente in putrefazione, essa era intatta e sembrava che dormisse... ». Non fu un miracolo ma piuttosto – come affermò il dott. Varesi, medico primario -  nella foiba s'era creato un ambiente favorevole alla conservazione del corpo. Emanuele Cossetto, che identificò la salma della nipote, riconobbe sul suo corpo varie ferite d'arma da taglio. Ma esistono anche descrizioni più macabre delle condizioni del corpo della povera Norma dopo il suo recupero dalla foiba, anche in contrasto con quella fatta dal maresciallo Harzarich. Questi, ad esempio, scrive che Norma aveva le braccia distese lungo il corpo mentre altri dicono che le aveva legate col filo spinato davanti al corpo. Su denuncia della sorella Licia, i soldati tedeschi, che occuparono il territorio dopo la prima invasione partigiana, catturarono sedici partigiani, dei quali ne arrestarono sei che avevano partecipato alle sevizie di Norma e li costrinsero a vegliare tutta una notte la sua salma nella piccola cappella mortuaria del cimitero di Santa Domenica, prima di essere fucilati all'alba del giorno successivo; tre di essi impazzirono nel corso della notte. Ora Norma riposa assieme al padre (anche lui infoibato) nel cimitero di Santa Domenica. 

Hanno scritto di lei Arrigo Petacco, Gianni Oliva, Giacomo Scotti e altri. 

L’8 maggio 1949, il Rettore dell’Università di Padova, Aldo Ferrabino, su proposta di Concetto Marchesi e del Consiglio della Facoltà di Lettere e Filosofia, le ha conferito la laurea ad honorem, specificando che Norma è caduta per la difesa della libertà. 
L’8 febbraio 2005 l’allora Presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi le ha concesso la medaglia d’oro al merito civile con la seguente motivazione: «Giovane studentessa istriana, catturata e imprigionata dai partigiani slavi, veniva lungamente seviziata e violentata dai suoi carcerieri e poi barbaramente gettata in una foiba. Luminosa testimonianza di coraggio e di amor patrio»
— Villa Surani (Istria) – 5 ottobre 1943
Il 10 febbraio 2011 l’Università degli Studi di Padova e il Comune di Padova, nell’ambito delle celebrazioni per la Giornata del Ricordo in memoria delle vittime delle Foibe e dell’esodo giuliano-dalmata, hanno scoperto nel Cortile Littorio del Palazzo del Bo’ una targa commemorativa.

Molte strade e piazze d'Italia sono state a lei intitolate.


  

«Giovane studentessa istriana, catturata e imprigionata dai partigiani slavi, veniva lungamente seviziata e violentata dai suoi carcerieri e poi barbaramente gettata in una foiba. Luminosa testimonianza di coraggio e di amor patrio.»
— Villa Surani (Istria) – 5 ottobre 1943 

 

1La fonte principale per questo scritto è il volume “Nel nome di Norma” di Luciano Garibaldi e Rossana Mondoni, Edizione Solfanelli 2010

 

Carmen Palazzolo

 

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