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recensione di Anna Piccioni

25 gennaio 2022, finita la lettura di Trieste di Daša Drndić – Romanzo documentario che non solo mi ha coinvolta, ma mi ha sconvolta. Ho pensato al monologo di Marlon Brando in Apocalipse Now sull'ORRORE e ho scritto queste parole:

 

qual è il limite della disumanità
qual è il limite della sopportazione
di quello che si sa
di quello che si subisce
di quello che si scopre
Una casa distrutta
rinasce e rivive
con nuovi mattoni
Ma un cuore
un'anima
una vita spezzata
una memoria distrutta
nemmeno con tutta
la forza della volontà
può essere ricostruita
di quanto materiale dobbiamo disporre per ricostruire
le nostre rovine

Il romanzo documentario si intreccia tra la storia di Haya Tedeschi nata a Gorizia nel 1923 e le terribili tragedie della guerra, dei campi di concentramento, delle persecuzioni,ma soprattutto della storia di tanti bambini sottratti alle famiglie, letteralmente rapiti, e adottati , i più fortunati , da famiglie di vera fede nazista per diventare la “pura razza ariana”; altri invece abbandonati negli orfanotrofi. Dopo la guerra questi figli di nazisti subiranno le più terribili violenze per quello che rappresentano.

Haya nel 1943 ha una relazione con Kurt Franz, aitante soldato tedesco,dal quale ha un figlio che le verrà rapito dopo sei mesi. Nel 1976 Haya viene a sapere che Kurt Franz è stato comandante nel lager di Treblinka e poi assegnato alla Risiera di San Sabba.
Dopo sessantadue anni, nel 2006, Haya attende il figlio. Nell'attesa si circonda di ricordi e di voci “morte” richiamati dagli oggetti che stanno in una grande cesta rossa ai suoi piedi.

Per questo lavoro di ricerca l'autrice ha consultato gli archivi storici di molti Paesi, per due anni; inoltre si è avvalsa di altri autori autorevoli e di siti Internet. La consistenza del volume è data anche dalla trascrizione degli interrogatori dei criminali nazisti e dei bambini ormai adulti che raccontano le loro odissee, e dalle 52 pagine che riportano i nomi dei circa 9000 Ebrei deportati dall'Italia. Daŝa Drndić non risparmia critiche alla Croce Rossa, “arriva sempre in ritardo o non arriva proprio”, e al più grande Archivio della seconda guerra mondiale situato in un bel palazzo barocco a Bad Arolsen in un fitto bosco, dove un esercito di persone archivia, digitalizza, sistema,copia, analizza, classifica documenti del Terzo Reich, che forse potrebbero “metter a nudo un frammento di Storia”, ma pochi ne sono a conoscenza.

 



Note sull'autrice: nata in Croazia,laureata all'Università di Belgrado – Facoltà di filologia presso dipartimento di lingua e letteratura inglese,con una borsa di studio Fullbright, continua il suo corso di studi in Teatro e Comunicazione negli Stati Uniti, conseguendo infine il dottorato con una ricerca su Sinistra e Protofemminismo, presso la facoltà di discipline umanistiche e Scienze sociali
all'Università di Fiume. Ha scritto una trentina di sceneggiati radiofonici, pubblicato prose e poesie. È scrittrice di romanzi tradotti in inglese,francese, polacco, sloveno, tedesco, slovacco.

 

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