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dei liberi pensatori

di Carmen Palazzolo


Sono stati i fascisti, gli slavi stessi o è stato uno scoppio incidentale di materiale esplosivo presente al secondo piano dell’edificio? A quasi cento anni di distanza dal fatto, gli storici si interrogano ancora sull’autore e le cause dell’evento. Secondo l’Anpi e in generale tutte le sigle antifasciste e filo-slovene sono stati i fascisti; la Lega Nazionale di Trieste e la Fondazione Rustia Traine dell’On. Renzo de’ Vidovich sostengono invece una tesi diversa. Sull’argomento nel luglio 2019 si è tenuta una conferenza presso la sala Tessitori di Trieste in cui si sono ripercorse le tappe fondamentali di quei fatti, a partire dalla manifestazione di solidarietà per l’omicidio a Spalato di due patrioti: il comandante della nave “Puglia” Tommaso Gulli ed il motorista Aldo Rossi, durante la quale venne ucciso il giovane cameriere Giovanni Nini, di appena di 17 anni. Successivamente all’omicidio del giovane Nini, gli “slavisti” si rifugiarono nell’allora hotel Balkan, rincorsi da una folla spontanea che aveva assistito alla morte del ragazzo.


Fino a questo punto la descrizione dei fatti da parte delle due fazioni è la stessa. A partire da questo momento le due versioni sono divergenti: secondo la Lega Nazionale e Renzo de’ Vidovich, dai documenti presenti presso l’archivio di Stato risulta che il secondo piano dell’hotel Balkan fosse stato trasformato in una vera e propria santabarbara, fornita di armi, munizioni ed esplosivi. E proprio da esso partì la granata che uccise Luigi Casciana, tenente del Regio Esercito presente sul posto per arginare l’insurrezione. Poco dopo cominciarono a divampare le fiamme, sempre dal secondo piano, che in breve tempo inghiottirono la parte superiore del palazzo. La causa? Forse uno scoppio accidentale avvenuto all’interno del Balkan, forse il tentativo di bruciare i documenti in possesso degli “slavisti”, come venivano chiamati a quel tempo gli slavi e i loro simpatizzanti.

 

Il punto cruciale della questione è che secondo questa versione l’evento non è attribuibile alla folla né, tanto meno, ai fascisti – e in particolare al suo ispiratore Francesco Giunta - come sostenuto dall’Anpi e dalle altre sigle filo slovene. A proposito di quest’ultimo, mi ha incuriosito la sua biografia, tratteggiata da Valentino Quintana per l’Agenzia Stampa Italia.

Francesco Giunta era nato a San Pietro a Sieve, in provincia di Firenze, da Antonino e Teresa Visani – Scozzi. E' stato avvocato e consigliere nazionale alla Camera dei Fasci e delle Corporazioni, nonché Segretario del Partito Nazionale Fascista. Ha iniziato la professione forense nel foro fiorentino. Volontario di guerra quale Tenente e poi Capitano, ha comandato una compagnia di mitraglieri. Nel marzo 1919, è strato tra i promotori in Milano dell'Associazione Nazionale dei Combattenti, e, nominato Segretario del Congresso di Roma del giugno delegato regionale per la Toscana, provvedendo ad organizzare i combattimenti per la lotta contro il disfattismo post – bellico ed il bolscevismo; nell'ottobre del 1919, ha ospitato nella sede dei Combattenti di Firenze il primo congresso

Fascista e da allora si è legato indissolubilmente a Mussolini. Nominato da Gabriele d'Annunzio fiduciario della causa fiumana, si è recato più volte nella Venezia Giulia finendo per assumere la direzione del Fascio Triestino. Nell'aprile 1920, raccolte le adesioni di tutti i comuni della Venezia Giulia, si recava alla conferenza di San Remo a sostenere, assieme alla delegazione italiana, gli interessi adriatici della nazione. Il 24 maggio 1920, nonostante il veto dei comunisti, è riuscito a commemorare al Politeama Rossetti l'anniversario della vittoria, e all'uscita del teatro avveniva il primo conflitto coi repubblicani ed i comunisti che volevano impedire al corteo di scendere in città. I fascisti, che per la prima volta apparivano in camicia nera, si aprivano un varco a revolverate e da allora, si impadronivano della città. Giunta fronteggiava poi uno sciopero generale recandosi per la città con altri pochi a liberare le vie dalle immondizie accumulatesi, organizzando il primo sindacato fascista degli spazzini, a cui seguivano i pastai e i metallurgici. In seguito, diversi operai disertavano le organizzazioni rosse, sì che fin dall'estate esisteva la prima Camera del Lavoro italiana.

Fino ad arrivare alla sera del 13 luglio 1920, dove, giunta la notizia dei fatti spalatini, Giunta decideva, per rappresaglia, di incendiare l'Hotel Balkan. Nel novembre del '20, fondava con Piero Belli e dirigeva poi, per tre anni, il Popolo di Trieste, secondo quotidiano fascista d'Italia. Durante le giornate del “Natale di Sangue” fiumano, Giunta provocava la sollevazione della Venezia Giulia per tentare di aiutare d'Annunzio, costringendo il Governatore a porre in stato d'assedio tutta la regione. Arrestato e liberato dopo dieci giorni, riprendeva la direzione del fascio triestino, dirigendo numerose battaglie anti – comuniste. Nel maggio 1921, Giunta veniva eletto deputato capolista di Trieste. Nel marzo del 1922, durante l'azione contro Riccardo Zanella a Fiume, piombava con un gruppo di fascisti su un Mas ancorato nel porto e lanciando venti granate contro il Palazzo di città, costringendo Zanella alla resa.Incaricato poi da Mussolini alla conferenza di Genova, quale osservatore per la questione adriatica, veniva poi spedito in ottobre, con le camicie nere di Verona e Vicenza per l'azione su Trento e Bolzano. Il 28 ottobre, l'avvocato, quale comandante delle camicie nere della frontiera orientale, occupava di sorpresa Trieste con 3000 squadristi, impadronendosi di tutti gli edifici pubblici. Nominato poi Luogotenente Generale della Milizia Volontaria Sicurezza Nazionale, col comando della VI zona, segretario del Gran Consiglio del Fascismo (nel gennaio del 1923), diveniva infine, apparentemente all'apice di una gran carriera politica, Segretario del P.N.F, nell'ottobre del '23. In questa veste, provvedeva alla costituzione dei nuovi quadri del Partito.

Alla Camera si affermava altresì subito tra i più battaglieri oratori del gruppo. Rieletto deputato per altre tre legislature, Francesco Giunta diveniva Vicepresidente della Camera per la XXVII legislatura. Dal 21 dicembre del 1927, al 20 luglio del 1932 è stato sottosegretario alla Presidenza del Consiglio. Consigliere della Corporazione Previdenze e Crediti, in rappresentanza degli artigiani. Da non dimenticare inoltre il suo ruolo per l'azione concordataria tra Stato e Chiesa, si può tranquillamente dire che Francesco Giunta ha ricoperto i ruoli chiave dell'amministrazione dello Stato.Nel 1943, veniva chiamato all'ultimo grande compito: divenire il Governatore della Dalmazia. Dopo l'otto settembre, Giunta aderiva alla Repubblica Sociale Italiana, con incarico nell'ufficio Propaganda.

Ma non è tutto. Al termine del secondo conflitto mondiale, la nuova Jugoslavia del Maresciallo Tito lo accusava di crimini di guerra, insieme al Generale Roatta e a Giuseppe Bastianini, e tramite la Commissione alleata ne ha richiesto invano all'Italia l'estradizione.Nel 1950, Giunta dichiarava: “Sono stato un fascista ed uno squadrista convinto. Non lo rinnego. Io ho creduto di servire il mio Paese e l'ho fatto con il massimo disinteresse. Si è detto che sono stato fazioso. Anche Gesù Cristo è stato fazioso per i farisei. Ma io l'ho fatto per la mia fede e non l'ho mai rinnegato”. Inutile dire che anche nel dopoguerra, un personaggio di tal calibro ha ricevuto onorificenze e titoli, persino da Capi di Stato stranieri. Il figlio Alessandro Giunta, nel 1952 ha sposato la nipote del Duce, Raimonda Ciano di Cortellazzo, figlia di Galeazzo ed Edda Mussolini. Indubbiamente, un nome lo si poteva dare a questa persona.

Non è stato solo il folle incendiario del Balkan, né colui che ha ricevuto dieci anni dopo la targa di marmo a ricordo dell'azione. E' stato un uomo che credeva nel suo ideale, spingendosi sino in fondo e rischiando in prima persona. Ha servito sia l'idea che lo Stato. Moriva a Roma nel 1971.

 

 

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