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Città metropolitana

Che cosa è la "Città metropolitana" ?

Come spiega Angelo Di Gregorio, professore di Economia a capo del CRIET, «La città metropolitana nasce con una legge del 1990, e consiste in un’opzione facoltativa per l’accorpamento delle grandi aree urbane. il primo problema per la città metropolitana sono i contorni, ovvero stabilire dove finisca l’area di influenza di un centro, perché non tutte le aree urbane in Italia hanno caratteristiche simili. Attorno a Roma, ad esempio, c’è la campagna, attorno a Milano e Napoli non c’è soluzione di continuità. Stabilire i confini è un discorso di tipo politico. Definiti i contorni, le questioni su cui si costruirà il successo del nuovo ente ruotano attorno a quattro nodi principali: la razionalizzazione delle risorse, le fonti di finanziamento, la governance e le opportunità”.

 La proposta del Governo riguardante questa legge era volta alla riduzione dei costi della spesa pubblica, senza aumentare le imposte e ridurre i servizi.  Gli amministratori devono pertanto gestire al meglio gli altri aspetti, a partire della ricerca dei fondi.

Scegliere chi dovrà guidare il processo, cioè la governance, è forse il tema più delicato e dibattuto. La città metropolitana acquisisce le funzioni già delle province (infrastrutture, trasporti, ambiente, istruzione) ma anche parte dei compiti che spettano oggi ai singoli municipi. Questo è uno degli aspetti più delicati della questione perché i sindaci diversi da quello della città sede della "metropolitana" non accettano di buon grado di diventare subalterni, per cui può rendersi necessario prendere decisioni anche dure.

Allora, dove sono i vantaggi e i risparmi se tutti cercano di mantenere ciò che avevano?

Questioni complesse possono nascere, ad esempio, per le varie società partecipate che si occupano di trasporti, rifiuti, reti di servizi: altrettanti centri di potere, che sarebbero costretti a rinunciare ad alcune responsabilità a vantaggio del nuovo ente. Ma, se il tutto viene gestito in modo corretto, secondo l’istituto di Economia del Territorio, le opportunità sono molte, legate perlopiù al macrotema della smart city e di una migliore gestione degli strumenti di gestione della città, come controllo dei livelli di inquinamento, illuminazione, infrastrutture per la mobilità, che sono tra le prime aree di intervento possibile.

Quello che cambia con il passaggio di istituzione non sono le possibilità in campo, ma la capacità di intervento perché, in virtù della città metropolitana  c’è qualcuno che può prendere decisioni su un’area più rilevante.
Per l’ente centrale sarà ad esempio più facile coordinare le reti di trasporto, oppure costruire in un comune limitrofo una struttura (come un parcheggio o una stazione di scambio) utile a ridurre il traffico del centro principale. In linea teorica i benefici sono enormi: con il concetto di area metropolitana tutte le reti individuabili in città trovano una dimensione di scala che può renderle più efficaci.

Le città metropolitane attualmente funzionanti in Italia sono Torino, Milano, Venezia, Genova, Bologna, Firenze, Roma, Napoli, Bari, Reggio Calabria, Palermo, Messina, Catania, Cagliari, come la cartina geografica illustra.


Trieste città metropolitana

La proposta di Trieste città metropolitana è stata fatta a suo tempo dal sen. triestino del Pd Francesco Russo; bocciata già nel dicembre 2015 dal Consiglio della Regione FVG, sembra aver concluso il suo infausto itinerario nel mese di ottobre del 2017, quando il Pd ha deciso di ritirare la mozione presentata precedentemente in Consiglio comunale. La questione faceva pure parte del programma elettorale di Roberto Cosolini, anche se il suo partito sembra ora aver cambiato idea.

Ma contro il progetto si sono espressi, e quasi sempre sfavorevolmente, anche altri esponenti della politica come Riccardo Illy che, il 12 marzo 2016, durante il question time aperto al pubblico e organizzato dall'Associazione ProgettiAmo Trieste e pensato ad hoc per gli under 35, che si è svolto nell'aula magna della Scuola Interpreti, così si è espresso sull'argomento: «....Oltre ai benefici, l'istituzione di una città metropolitana per Trieste potrebbe comportare pure dei problemi: non è pensabile avere una città metropolitana come istituto sovraordinato rispetto ai Comuni perché ciò vorrebbe dire che togliamo le Province per sostituirle con la città metropolitana (e le Province sono state tollte, come sappiamo). É chiaro poi che quest'ultima deve sostituire tutti i Comuni e qui sorge il problema della tutela della comunità slovena la quale - conclude - è una minoranza nazionale ma in alcuni Comuni minori è maggioranza linguistica locale. Quindi è comprensibile che la comunità slovena sia preoccupata del fatto di diventare minoranza anche all'interno del suo comune unico che sarebbe la città metropolitana».

E così si esprime in proposito Pietro Fontanini, presidente della Provincia di Udine: «l’unica riforma istituzionale lungimirante sarebbe quella delle due autonomie, sul modello Trento e Bolzano. Con l’addio agli enti di area vasta e la possibilità della città metropolitana, invece, viene umiliata l’identità identitaria del Friuli... E, come non bastasse, ad aggravare la frammentazione amministrativa e identitaria c’è il progressivo accentramento di ogni potere in mano alla Regione, a Trieste, organismo che in origine doveva occuparsi di legiferare, programmare e controllare, e adesso si troverà a gestire anche una notevole mole di istruttorie e iter burocratici».

Il suo sembra un discorso campanilistico, decisamente respinto da Antonella Grim che dice: «In merito a ogni riferimento a contrapposizioni territoriali che influenzerebbero l’indirizzo della guida politico-amministrativa regionale, già da tempo lavoriamo per lasciare da parte antiquati campanilismi e contrapposizioni di maniera, come quelle fra triestini e friulani. Solo una visione unitaria e un impegno comune può far crescere una regione che non può pesare in virtù delle sue dimensioni». 

Mentre, per il presidente della società velica Barcola e Grignano Mitja Gialuz «Se la città metropolitana avesse competenze sull’attività portuale e retroportuale sarebbe un discorso diverso».

Io invece, che non sono un personaggio politico, ritengo che trieste città metropolitana potrebbe, assieme all'avviato rilancio del porto vecchio, offrire un ulteriore contributo alla ripresa economica della città.

Carmen Palazzolo

 

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