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dei liberi pensatori

di Carmen Palazzolo

Maria Chiara Passolunghi, professore ordinario di Psicologia dello Sviluppo e Psicologia dell'Educazione dell’Università di Trieste, a proposito degli errori, così scrive sul n. 3 di gennaio/febbraio 2021 della rivista Psicologia e scuola:

“La nostra gloria più grande non sta nel non cadere mai, ma nel risollevarsi sempre dopo una caduta

Confucio

 

Gli errori nella vita e nell’apprendimento sono necessari, inevitabili. Fanno parte del naturale processo di crescita. Per tale motivo la cosa importante non è temerli, ma essere in grado di imparare dai propri errori. Alle volte, come dice Gianni Rodari, sono anche belli, come la torre di Pisa. Un genitore saggio lascia che i figli commettano errori. È bene che una volta ogni tanto si scottino le dita.

Nell’apprendimento, ciò che conta non è non fare errori, ma riflettere sugli errori commessi, capirne le cause, anche parlarne senza timore. Capire che per arrivare a vedere un bel panorama in cima a un monte talvolta la strada è difficoltosa e si fa fatica. Per imparare una nuova abilità, per esempio andare in bicicletta, si fanno necessariamente degli errori e talvolta, specie all’inizio, si cade. Però, che cosa succede alla fine? Che si è imparato ad andare in bici. Fondamentale, quindi, è non rinunciare a commettere errori, ma accettare il fatto che è possibile imbattersi in una sconfitta, in una caduta, e imparare a risollevarsi.

Tuttavia, anche se dobbiamo sentirci liberi di commettere degli errori, è importante non perseverare sempre negli stessi. Infatti, “commettere errori è umano, ma perseverare è diabolico”. Gli errori fanno parte del percorso di crescita, ma a un certo punto, dopo averli commessi e capiti, dobbiamo trovare la forza e il modo di superarli. Infatti possono anche far perdere il senso delle cose, come nella famosa filastrocca di Rodari:

“Un tale di Santhià credeva d’essere alla meta ed era appena a metà. Non parliamo del dolore di un signore di Corfù quando, senza più accento, il suo cucù non canta più”.

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