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dei liberi pensatori

Silvia Cuttin non ha tradito le sue origini, anzi, pur essendo nata e vivendo a Bologna, si è radicata nel mondo mitteleuropeo, che ha esplorato con il precedente romanzo Ci sarebbe bastato (2011), intessendo fili di trame famigliari.

Oggi, con il recente Il vento degli altri, ha approfondito la conoscenza delle nostre terre, calandosi nelle tematiche complesse che la legano alla città di Fiume. Per questo motivo lei si è sicuramente documentata su testi storici, ma ha anche raccolto ed accolto con empatia e sincera emozione molte testimonianze di vita di fiumani esuli e rimasti.

1920 – 1994: questo è l'arco temporale nel quale ambienta la sua storia; quasi ottant'anni di vicende in cui forse la protagonista vera è proprio la capitale quarnerina, con le sue strade, le piazze, i monumenti, le case dall'architettura nobile ampiamente connotata, tutte nominate con precisione nei cambiamenti storici di toponomastica, legata all'avvicendarsi di ben sei entità statali, tra imperi, regni, regimi, dittature, occupazioni militari che si sono succeduti a Fiume lungo il secolo breve del Novecento.

In alcuni passi la proposta di tesi e di verità politiche è sostenuta da note a piè pagina, che dichiarano l'esattezza della citazione, e certamente l'Autrice non tralascia di inserire nella sua narrazione nessun momento di svolta politica; nessun movimento popolare; nessun accadimento degno di riscontro. Lei passa dal dannunziano Natale di Sangue, all'affermazione del fascismo con i suoi riti di massa collettivi; alla tragedia della seconda guerra mondiale con i bombardamenti, le persecuzioni nazionali e razziali; agli orrori delle occupazioni militari naziste e titine; al dramma dell'esodo e la beffa degli optanti. Non dimentica l'adesione ingenua al fascismo; il fervore sionista; l'impegno antifascista; l'ubriacatura per la ideologia comunista, con Goli Otok e tutto il male che ne consegue.

Dunque il romanzo ha un'ambientazione storica e sociale molto precisa, che lega i molteplici personaggi che vivono, si muovono e si intrecciano, spinti dai loro sentimenti, passioni, emozioni, preoccupazioni, interessi, caratteri esemplari, oppure esecrabili (e per questo motivo è utile l'inusuale Dramatis personae premesso alle pagine di scrittura come si fa per le pièces teatrali). Il tutto inserito in un contenitore borghese, concreto e oggettivo, ben individuato fisicamente, da cui partono e si dipanano le vicende: il centro motore dell'azione è una casa sita strategicamente in una via del centro storico, la via Rossini, proprio a fianco del Teatro, costruita in elegante stile liberty, abitata ai diversi piani da gruppi familiari di provenienza etnica, nazionale e religiosa diversi; gli inquilini sono italiani, ungheresi, ebrei polacchi, croati, e ancora autoctoni, regnicoli, immigrati.

Silvia Cuttin rivela una rara sicurezza e capacità organizzativa nell'inserire accadimenti reali, puntualmente verificatisi e verificabili, proposti con grande correttezza, equilibrio e onestà intellettuale, nel complesso tessuto narrativo di invenzione. La struttura prevede il susseguirsi di ottanta brevi capitoli, che costituiscono ciascuno un momento storico e si incentrano nel gioco di intreccio tra i tanti personaggi, uomini, donne, bambini, figure principali e figure minori.

Nella Fiume che respira un'aria fine, signorile, cosmopolita, tollerante si incardinano i vari personaggi, ben individuabili e caratterizzati fin nella scelta dei nomi e cognomi; il gioco narrativo sta in uno scambio continuo tra fantasia e realtà, enfatizzata da dettagli allusivi effettivamente riscontrabili, utili al procedere dell'azione, che creano un filtro di amarcord dolce e raffinato. Per i lettori più agés muovono al sorriso, alla citazione colta, al recupero commosso del passato; per i lettori più giovani costituiscono una pagina sicura di Storia. Così i personaggi diventano attori che impersonano in maniera immaginifica tessere di accadimenti, frantumi di ideologie, dove se le microstorie sono protagoniste, non mancano neppure l'analisi psicologica, il confronto/scontro tra figure inventate eppur verosimili, le storie d'amore.

Il fil rouge che corre lungo tutto il romanzo è Elena, che nell'incipit incontriamo bambina e lasciamo vegliarda alla fine, provata da vicissitudini infinite, ma anche da gioie ed esperienze positive, che fanno di lei una figura di donna sensibile e responsabile, decisa di fare come Fiume, sua residenza amata, che aveva accolto il male dentro di sé e non l'aveva restituito.

Silva Bon 


Silvia Cuttin, Il vento degli altri, Edizioni Pendagron, Bologna 2017, pp. 334, euro 16.

 

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