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Un apostolo istriano del XX secolo

Egidio è oggi conosciuto con il cognome "Bullesi", ma il cognome originario della famiglia, con il quale egli si è sempre firmato, era "Bullessich", cambiato in "Bullesi" durante il periodo fascista.

Egidio è nato a Pola il 24 agosto 1905, terzo dei nove figli di Francesco e Maria Diritti, di Sanvincenti (Svetvicenat), paesetto dell'interno dell'Istria. Benché di origine croata, la famiglia si era ormai italianizzata ed Egidio frequentò la scuola elementare italiana. Nel 1914, essendo scoppiata la guerra, Pola diventò una zona pericolosa e i civili furono in gran parte sgomberati.

I Bullesi emigrarono a Rovigno, ma il padre rimase a Pola per conservare il lavoro di disegnatore tecnico navale nell'Arsenale della marina da guerra della città. Dopo l'entrata in guerra dell'Italia, nel maggio del 1915, anche Rovigno fu in parte evacuata e la famiglia, senza il padre, sempre impegnato nel lavoro a Pola, dovette ernigrare prima in Ungheria, poi a Wagna in Stiria e finalmente a Graz, località in cui patì la fame, il freddo e anche, più di una volta, le beffe. Egidio subì anche una bocciatura a scuola, perché non andava bene in tedesco. E non aveva il tempo per studiare questa lingua, perché doveva andare a cercare un boccone di pane per sopravvivere, aiutare la mamma e i fratellini nella ricerca di qualche pezzo di legna o di qualche chilo di carbone per cucinare qualche patata ed evitare il congelamento. Altro che studiare il tedesco!

 

Non era ancora finita la guerra quando, lasciata la mamma e i fratellini a Graz, andò a Pola per cercare lavoro e, con l'aiuto del papà e del fratello maggiore Giovanni, fu assunto nell'Arsenale, a 13 anni! come apprendista carpentiere in legno; ma diventò presto "operaio maestro". Poi dal legno passò al ferro e alla costruzione delle grandi navi da guerra.

Finite le estenuanti ore di lavoro, la sera frequentava la scuola di perfezionamento. Dopo quasi tre anni di lavorò nell'Arsenale, passò alle dipendenze del Cantiere navale Scoglio Olivi in qualità di tracciatore, al reparto carpentieri, e vi rimase 4 anni. E la sera sempre a scuola! Nei primi tre anni conseguì la licenza di perfezionamento per apprendisti; poi seguì la scuola superiore per costruttori e, infine, un corso di letteratura...

"Più sai, più sei!" - diceva.

Ma i 7 anni del giovanissimo operaio furono splendidi per l'attività apostolica da lui svolta nell'ambiente del lavoro e in città.

La passione religiosa di Egidio prese l'avvio dalla predicazione di Padre Tito Castagna che, dal Duomo di Pola, sfoderava la sua abilità oratoria contro il male e chi lo diffonde e a favore del bene e di chi lo diffonde e organizza. Così, infiammato di sacro zelo, a 15 anni, Egidio si iscrisse all'Azione Cattolica e al Terz'Ordine francescano, deciso a diffondere il Vangelo ovunque e sempre. Entusiasta, estroverso, convintissimo delle sue idee, parlatore facile, istruito sufficientemente, animato da zelo apostolico di conquista, egli non perdeva un'occasione e una battaglia. Nel Circolo giovanile fu presto elemento di spicco. A 16 anni, nel 1921, partecipò al raduno nazionale dei Giovani cattolici a Roma. E vi partecipò con l'abito di lavoro, perché non ne aveva altri! Ritornò da Roma determinato a conquistare Pola e chissà cosa ancora. Conosciuti i Giovani Esploratori (Scout), se ne entusiasmò e ne formò e vivavizzò subito un gruppo a Pola. Ma lo Scoutismo faceva ombra allo Squadrismo fascista, e nel 1926 il Duce lo sciolse. Ma Egidio non si arrese per questo ma creò una sezione Aspiranti dell'Azione cattolica, includendovi per primi i suoi fratelli più piccoli e poi altri e altri.

Nel 1925, chiamato alle armi per "obbligo di leva", si licenziò dal Cantiere navale Scoglio Olivi di Pola e, per 25 mesi, visse sulla "Dante Alighieri", dove erano imbarcati 1300 giovani! Era un paese sull'acqua! E anche là si dedicò all'apostolato creandosi degli amici dai quali passò, un po' alla volta, ai loro amici fino a costituire un gruppo che si raccoglieva presso le celle frigorifere. Là si leggevano libri buoni, si conversava di argomenti religiosi, si pregava e si studiava come avvicinare gli altri. Sulla "Dante" Egidio ebbe anche grandissime gioie come quella della conversione di Egidio Maria Foghin, che era un giovane marinaio smarrito, senza fede e senza legge che, conquistato da Egidio, si fece frate, prese il nome del suo salvatore e andò missionario tra i lebbrosi del Tibet e in Guatemala. Ma sulla nave Egidio ebbe anche il tempo di esercitarsi nel disegno, di studiare ancora e di ripassare quello che aveva studiato; ebbe tempo, specialmente di notte, di pregare e di sprofondarsi nella contemplazione, quando si navigava in mare aperto sotto il cielo stellato nel quale poteva leggere l'infinita piccolezza dell'uomo e grandezza di Dio.

Uno dopo l'altro passarono i 25 mesi e il 15 marzo 1927 fu congedato. Pensava di poter riprendere il suo lavoro a Scoglio Olivi. Ma si era licenziato! E non fu riassunto! Trovò lavoro con l'aiuto del fratello più anziano nel cantiere di Monfalcone, dove andò a vivere assieme a questo fratello. Fu assunto in prova per tre mesi, dopo i quali fu assunto definitivamente con lo stipendio di 800 lire al mese, che gli sembrava un sogno! A Monfalcone cercò subito le Associazioni cattoliche per entrare a farvi parte e vivificarle con il suo entusiasmo e la sua intraprendenza. Cercò anche i ragazzi, per associarli, formare gruppo e quindi per istruire ed educare.

Molto attivo era anche nella S. Vincenzo.

Ma nel frattempo era sopraggiunta una tosse che, benché fastidiosa e insistente, non sembrava preoccupante anche se si accompagnava spesso con qualche linea di febbre. Con questa indisposizione addosso, per incarico della S. Vincenzo, si prese cura di una famiglia molto lontana da Panzano, all'Adria. In quella famiglia c'erano sette figli. Il più piccolo, di tre anni, nemmeno battezzato. I più grandi (16, 14, 12, 10 anni) non avevano frequentato nessuna scuola, non sapevano né leggere né scrivere, non avevano fatto mai né la confessione né ricevuto la prima comunione... Il più piccolo fu vestito a nuovo e battezzato. I più grandi, durante le vacanze, furono istruiti dal seminarista Giovanni Diodati; ma, iniziato l'anno scolastico in seminario, l'istruzione fu continuata da Egidio. L'ultima domenica di ottobre, festa di Cristo Re, fu scelta come data per la prima comunione...

Così, con la salute incerta, tra alti e bassi, con qualche sospensione del lavoro più o meno lunga, lavorò nell'ufficio tecnico navale di Monfalcone dal maggio 1927 fino a metà marzo 1928, quando fu costretto a rimanere a casa, a letto, con la febbre che si aggirava intorno ai 38 gradi. Ma, pur restando in riposo assoluto, non si notava nessun miglioramento... perché si trattava di tubercolosi!

Dopo cinque mesi di cure in casa, fu ricoverato in ospedale per una cura più energica, secondo le possibilità di allora (la penicillina non era ancora stata scoperta!). E sembrò migliorare tanto che a Natale poté anche uscire e andare a casa... Poi di nuovo all'ospedale... Poi ancora qualche ora fuori.... Infine lo mandarono all'8adivisione dell'ospedale, il che significava che i medici avevano fatto tutto quello che sapevano e potevano fare... 

La sera del 24 aprile il papà si fermò a lungo con Egidio e, quando ritornò a casa, assicurò la famiglia che Egidio sta benino. Tutti andarono a riposare. Alle 4.30 del mattino qualcuno bussò alla finestra per avvertire che Egidio stava male... e dopo poco, dopo che il cappellano gli ebbe amministrato la santa Unzione degli infermi ed ebbe riceveuto la Comunione, esalò l'anima a Dio.

Aveva 23 anni, 8 mesi e un giorno.

I funerali furono imponenti e commoventi. Don Antonio Santin, che in seguito diventò vescovo di Trieste, nella sua orazione funebre disse fra l'altro: "Per amore di Dio visse, per amore di Dio morì... Non piangiamo... Nella sua persona Gesù è passato un'altra volta sulla terra facendo del bene"

I resti mortali di Egidio rimasero per 44 anni nel cimitero di Pola. Nel 1973, per interessamento dei suoi fratelli, furono portati in Italia in forma strettamente privata. Nel 1974 furono trasportati a Barbana, luogo prescelto perché offre molte occasioni per farlo conoscere al clero e ai pellegrini e in particolare ai giovani, perché lo prendano come modello di vita cristiana.

Il 25 aprile 1974 ebbe inizio a Trieste il "Processo informativo", cioè lo studio sulla pratica delle virtù cristiane da parte di Egidio, che ebbe termine tre anni dopo. Il frutto di quegli studi fu mandato a Roma, dove il Papa lo dichiarò ufficialmente 'VENERABILE', quale "eroe" nella pratica delle virtù cristiane.

Carmen Palazzolo

 

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